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Il
Fondo Siciliano per
L’installazione di tale impianto, costituirebbe già di per sè
un serio pericolo alla popolazione umana e all’ambiente che verrebbe
inevitabilmente compromesso, ma esistono dei rischi diretti che vogliamo
specificare attraverso questo comunicato. Sarebbe
auspicabile che la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale si
muovesse in concertazione con l'informazione e la consultazione della
popolazione così come richiede la legge Seveso e la legge 108/2001 che
recepisce
Uno dei rischi maggiori da considerare, non augurabile, ma da
valutare è una accidentale nube
di vapore fuoriuscita per incidente da una nave gasiera che si
espanderebbe sulla superficie marina molto più rapidamente che su
quella terrestre e, incendiandosi una volta raggiunta la costa,
brucerebbe tutto al suo passaggio. Da
uno studio del Pentagono si afferma che l’energia sprigionata da
un’esplosione equivarrebbe ad un’esplosione nucleare. Un altro
studio, commissionato dalla città di Oxnard (California) prevede che la
nube di fuoco si espanderebbe in un raggio di
La presenza di cloro negli scarichi dell'impianto (benché minima
come avanzato dai progettisti) e l’abbassamento della temperatura
dell’acqua marina (utilizzata per il processo di rigassificazione, da
–162,5°C a temperatura ambiente) causerebbe danni irreparabili ai
fondali ed un impoverimento della popolazione ittica con conseguenze
disastrose per le attività di pesca e per la fruizione
turistica della costa.
Riteniamo che il progetto del rigassificatore di Porto Empedocle
della Società “Nuove Energie” abbia inoltre sottovalutato il danno
paesaggistico complessivo causato dai lavori che si dovranno effettuare
per la realizzazione della posa del gasdotto da connettersi alla rete
nazionale.
Riteniamo che non sia stato effettuato uno studio di impatto
ambientale appropriato sui danni che subirà l’ecosistema marino
circostante e il comparto della pesca, già seriamente in crisi.
Il progetto del rigassificatore non è stato chiaro neanche
sull’utilizzo dell’ipoclorito di sodio da impiegare per la
pulizia degli scambiatori termici ad acqua di mare.
Non si conoscono i quantitativi di ipoclorito di sodio che
verrebbero utilizzati, né il destino di tale sostanza o di un eventuale
sistema di raccolta o smaltimento.
E’ chiaro che l’impianto a flusso d’acqua fredda,
arricchita con ipoclorito di sodio, aumenti la quantità di sale in
soluzione compromettendo irreparabilmente le praterie di posidonie con
un danno incalcolabile all’ambiente marino.
Infatti la tendenza dell’acqua riversata in mare non è quella
di mescolarsi con l’acqua marina ma quella di affondare a causa della
temperatura più calda del mare, associata all’esigua profondità e la
breve distanza dalla costa di
Inoltre non bisogna dimenticare il fatto che nel sito in cui si
vorrebbe installare l'impianto sono già presenti quattro dissalatori
che riforniscono la città di Agrigento....che fine faranno?
Considerando tutti questi fattori, fondamentalmente infausti,
riteniamo che il buon senso suggerisca di dirigere la priorità verso la
tutela dell'ambiente, il potenziamento e miglioramento delle risorse del
territorio, autentica ricchezza e futuro di quest’area e non verso la
costruzione di siti industriali non compatibili con l’ambiente stesso
e in grado di provocare alla collettività e al territorio più danni
che vantaggi. 22 Gennaio 2008
Fondo
Siciliano per la Natura
Gruppo Attivo Agrigento |