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  Escursioni e attività di tutela ambientale

Musei e collezioni naturalistiche

 

IL MUSEO CIVICO DI SCIENZE NATURALI DI RANDAZZO

 

 

Il Museo Civico di Scienze Naturali di Randazzo fu istituito con unanime deliberazione del Consiglio comunale, al fine di consentire la conservazione e la corretta utilizzazione della Collezione Ornitologica Priolo nei luoghi ove era stata realizzata.

Il Museo ha lo scopo di contribuire al progresso e alla diffusione della cultura naturalistica, coinvolgendo l’opinione pubblica nelle iniziative rivolte alla tutela dell’ambiente naturale ed al rispetto di ogni forma di vita.

Tale scopo viene perseguito attraverso due vie.

La prima, didattico-educativa, si concretizza nell’allestimento di sale di esposizione e di mostre temporanee, nonche’ nell’attività di divulgazione attraverso visite guidate, conferenze, ecc..

La seconda via si concretizza attraverso il reperimento, la conservazione, l’incremento e lo studio delle raccolte naturalistiche, accessibili a tutti gli specialisti che ne facciano richiesta.

La presenza di un Museo Civico di Scienze Naturali a Randazzo apre un discorso politico nuovo che pone in termini di pianificazione territoriale la valorizzazione di tutto ciò che la provincia etnea possiede: bellezze naturali, patrimonio storico-artistico, beni culturali, con un particolare riferimento turistico-culturale alla presenza sul territorio di Randazzo di aree appartenenti ai Parchi dei Nebrodi, dell’Etna e’ al recentissimo Parco Fluviale dell’Alcantara.

Il Museo, inaugurato l’8 luglio 1989 alla presenza del Presidente della regione Siciliana e di un foltissimo pubblico,ha registrato nei primi due anni di vita un numero di visitatori molto incoraggiante. Il registro delle firme testimonia, infatti oltre ventimila presenze con una netta prevalenza di gruppi scolastici.

Nel corso delle numerose visite guidate, si e’ notato che molti visitatori giungono con una disponibilità di tempo preventivata, notevolmente inferiore a quella necessaria ad una proficua utilizzazione del materiale contenuto nelle vetrine. Ciò è dovuto probabilmente alla  mancanza di preventive informazioni sulla consistenza reale delle collezioni ospitate e sulla strutturazione del Museo.

Oltre alla Collezione Ornitologica Priolo, il Museo attualmente dispone di materiale proveniente da altre raccolte in particolare dalla Collezione Lino.

La Collezione Ornitologica Priolo, che attualmente costituisce il nucleo principale del Museo, e’ composta da 2250 esemplari, appartenenti a 389 specie diverse. L’avifauna italiana e’ rappresentata nel Museo da 327 specie, praticamente quasi tutte quelle sedentarie e di passo regolare, oltre ad alcune irregolari o addirittura occasionali

 


Un secondo nucleo di notevole consistenza e’ costituito dalle collezioni  naturalistiche di Luigi Lino, che annovera fossili, minerali, rocce, conchiglie, ecc.., raccolti soprattutto in Sicilia nel corso di una trentennale attività, compiendo vere e proprie opere di salvataggio in extremis, da terreni stravolti da sbancamenti, dalle cave, dalle reti di pescatori, oppure mediante scambi con appassionati e studiosi italiani e stranieri. Alla base di questa attività il desiderio di conoscere la Storia naturale e un grande amore per tutte le forme inventate dalla natura, finalizzati alla diffusione della cultura naturalistica indispensabile alla protezione del patrimonio naturalistico - ambientale in rapido declino.

 

FotoA: Frammento di Roccia di Monte Scalpello   (Catenanuova, EN) , contiene fossili di                Halobia stiriaca, periodo Norico-Retico.

    Collezione

Luigi Lino

Foto B:  Denti di Selaci (Squali) del terziario.

 

 

Infine, sono esposti pregevolissimi campioni della fauna esotica appartenenti alla raccolta del            dott. Girolamo Priolo.

                

Diorama dei Grifoni Gyps fulvus

(Esemplari della collezione Ornitologica Priolo)

         

 

   

 

Il diorama, cioè ambientazione a sfondo pittorico, riproduce un angolo della vallata del torrente Rosmarino dietro l’abitato di Alcara Li Fusi (ME), dove tre Grifoni si apprestano a cibarsi della carogna di una volpe avvelenata. Viene in tal modo rievocato l’episodio verificatosi nel 1965, che determinò la scomparsa di questa specie dalla Sicilia.

Nel paesaggio e’ inserito, quale elemento della civiltà silvo-pastorale, un rudere di muretto a crudo, per indicare che la sopravvivenza del Grifone sino ai giorni nostri e’ stata possibile grazie alla pacifica convivenza con i pastori. I Corvi imperiali (Corvus corax) hanno scoperto per primi la fonte di cibo e si sono accostati in disparte per rispettare le gerarchie interspecifiche. Il coniglio seminascosto giustifica la presenza della volpe nella zona.

 

 

Ideazione di Angelo Priolo 

Realizzazione di Angelo Priolo, Luigi Lino e Tiziana Cigna