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La
presenza Benedettina in Sicilia è attestata dall'epistolario
del papa Gregorio Magno, che aveva una predilezione
per la nostra isola, dove aveva fondato sei monasteri
secondo la Regola di S. Benedetto. Molto vivace era
pure il Monachesimo bizantino in Sicilia specialmente
dopo la conquista di Giustiniano I (527-65).
Ma
purtroppo la dominazione araba ha cancellato tanti
ricordi precedenti, per cui si deve attendere la riconquista
normanna per avere di nuovo Monasteri Benedettini
nell'isola. I Normanni, legati alla politica papale,
hanno favorito insediamenti benedettini anzichè bizantini.
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Mosaico
realizzato da A. Asero (nov. 2001)
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Il
conte Ruggero, ricostituendo le diocesi siciliane,
affidò quella di Catania ai monaci benedettini, dei
quali conosceva il prestigio socio-religioso, e riunì
nella persona dell'Abate di S. Agata, Ansgerio, la
Chiesa cattedrale, l'ufficio del vescovo e di signore
feudale dalla città (conferma di Urbano II con bolla
del 9 marzo 1091).
Tuttavia,
più che con l'Abbazia di S. Agata, andata in declino
nel sec. XVI, e con i suoi monaci-canonici, l'opera
dei Benedettini continuò ed ebbe grande risonanza
con la fondazione di diverse case sui colli boschivi
dell'Etna, secondo lo spirito proprio della vocazione
monastica che induceva a vivere in solitudine e preghiera.
Dal
Monastero di Catania uscirono i primi priori e i loro
seguaci che diedero vita ad altri monasteri sull'Etna.
Ma non ci fù mai unione canonica fra la casa di Catania
e le successive fondazioni che sorsero indipendentemente
l'una dall'altra e solo in tempi successivi vennero
a fondersi in un unico organismo.
Con
diploma dell'aprile 1137, Enrico conte di Policastro
e signore di Paternò assegna la chiesa di S. Leone
del colle Pannacchio sull'Etna al monaco cassinese
Giovanni Amalfitano con generica dotazione di terre
"tanto quanto i monaci possano coltivare".
Nell'agosto
1143 Simone conte di Policastro e signore di Paternò
affida il cenobio e la chiesa dedicata alla Vergine
Maria Madre di Dio di Licodia a Geremia, monaco della
chiesa di S. Agata, e ai suoi seguaci, donandogli
i vasti possedimenti e la facoltà di fondare un casale.
Nel
1156 lo stesso Simone concede alla chiesa di S. Leone
l'ospizio e la cappella di S. Nicolò "quae dicitur
de Arenis", sul versante meridionale dell'Etna
(oggi Nicolosi), con le terre dipendenti.
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Questo
dipinto ritrae il vecchio monastero Benedettino
di Nicolosi
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Nel
1205 il Monastero di S. Maria di Licodia fù innalzato
ad Abbazia dal vescovo catanese Ruggero Oco, che nominò
fra Pietro Celio, già monaco di S. Agata e quarto
priore di S. Leone, primo Abate di S. Maria di Licodia
con facoltà di portare la mitra, l'anello e il baculo.
Con lo stesso diploma vengono aggregati al monastero
licodiese il priorato di S. Leone e il monastero di
S. Nicolò l'Arena, adibito a convalescenziario per
i monaci infermi. Questa sistemazione giuridica viene
confermata dal vescovo catanese Marziale in un diploma
del 25 luglio 1359.
Nel
1336 è l'Abate fra Giacomo de Sorris, già vicario
generale della chiesa Catania, il quale opera radicali
trasformazioni nel monatero di Licodia e trasferisce
ne 1342 la sede abbaziale a S. Nicolò l'Arena. Nel
1347 contribuì alla riedificazione del Monastero di
S. Martino delle Scale presso Palermo, inviandovi
Angelo Sinisio con altri 5 monaci. Angelo Sinisio,
divenuto 1° Abate di S. Martino nel 1352, morto il
27-11-1386, è venerato con il titolo di beato.
Il
23 marzo 1536 la lava ricoprì per sempre il monastero
di S. Leone sul Pannacchio, posto nelle vicinanze
dell'attuale M.te S. Leo.
Nel
1558 l'Abate Giovanni Maria Candora ottiene dal Capitolo
Generale di Mantova il permesso di far risiedere i
monaci a Catania. Alla luce di ciò, il Senato cittadino
autorizza i Benedettini a poter edificare un nuovo
monastero nel centro etneo, sito nella contrada della
Cipriana (l'attuale p.zza Dante), conservando lo stesso
nome di S. Nicolò L'Arena, mentre l'Abate continua
a portare il titolo di Abate di S. Maria di Licodia
e di S. Nicolò.
A
Licodia e a S. Nicolò (Nicolosi) si continuò la vita
benedettina, ma in dipendenza dal monastero di Catania
e in tono minore, fino alla soppresione da parte dello
Stato Italiano (1866). L'ultimo abate di S. Nicolò
fù Giuseppe Benedetto Dusmet da Palermo, che nel 1867
divenne Arcivescovo di Catania e resse la diocesi
per ben 27 anni con santa fermezza e una carità senza
confini; è stato beatificato nel 1988 dal Papa Giovanni
Paolo II.
Al
nuovo beato hanno voluto dedicare il nuovo Monastero
i PP. Benedettini provenienti da S. Martino delle
Scale, chiamati dall'attuale arcivescovo Mons. Luigi
Bommarito.
Il
Monastero piccolo ma accogliente e' in una posizione
meravigliosa, è stato innaugurato dallo stesso arcivescovo
il 25-9-96, giorno della festa liturgica dello stesso
beato Dusmet.
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Il
Cardinale Dusmet
(Vescovo di Catania), assiste i poveri della
sua diocesi
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Dopo
130 anni di lontananza, la rinnovata presenza benedettina
a Nicolosi vuole continuare quella vita monastica
plurisecolare che tanto bene ha portato alla Chiesa
in genere e alle nostre zone etnee in particolare.
I
Benedettini non
hanno molte pretese, essendo pochi di numero e privi
di quei mezzi e strutture grandiose che avevano in
passato. Ma nell'umiltà e semplicità, con fiduciosa
speranza posta nell'aiuto di Dio, unica fonte di ogni
bene, desiderano porsi a servizio di Dio e dei Fratelli
attraverso "la lode della preghiera, la meditazione
della Parola, la comunione fraterna, l'operosità assidua,
la premurosa attenzione ai fratelli", per offrire
un luogo di pace e di serenità, dove poter "ascoltare
Dio nella fede, invocarlo nella preghiera, cercarlo
nella fatica e scoprirne in ogni realtà la presenza
soave e pacificante".
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