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       Etna 27/10/2002, il  risveglio del vulcano  (C. Nicoloso)

Durante la notte tra sabato 26 e domenica 27 ho avvertito diverse scosse di terremoto dalla mia abitazione di Belpasso, la prima impressione va "a muntagna".

 Il presentimento si traduce in conferma, nella mattinata le strade del paese sono ricolme di cenere vulcanica, il tutto fa pensare ad una violenta attività parossistica dell’Etna.  

 

 

 I primi collegamenti televisivi di emittenti locali descrivono lo scenario di questa nuova attività eruttiva, stavolta ad essere interessato (dopo circa 15 mesi di tregua) è il versante Nord di Linguaglossa, terribile è la descrizione: strutture turistiche distrutte a Piano Provenzana, in fiamme la pineta, strade squarciate.  

 

La domenica solitamente in questo periodo la trascorro con la mia famiglia a Viagrande in campagna dai suoceri. Una telefonata del collega Leotta e il servizio di G. Troina a TGR delle 14, mi trasmettono una fortissima preoccupazione, il pensiero va subito al CLAN DEI RAGAZZI  e all’amico Santo Prestandrea.

Per noi del Fondo Siciliano per la Natura in particolare per Luigi Lino e per tantissimi colleghi della ST, questo luogo rappresenta il fulcro delle attività naturalistiche ed escursionistiche. L’area interessata da tale funesto evento, non può che affiorare i ricordi dei numerosi incontri, liberazioni di fauna selvatica e quanto altro di significativo abbiamo svolto su questo vulcano, un pensiero a tutto il Distaccamento Forestale di Linguaglossa che insieme a tutti quelli presenti nell’isola  ci sono stati  sempre di supporto con tutti i suoi uomini.  

 

E come non  ricordare l’allegra serata della vigilia di ferragosto trascorsa al Clan insieme alla dott.ssa Agnello ed ai suoi amici, presente anche il m.llo Crimi il quale ha dato il suo prezioso e validissimo contributo per la buona riuscita del nostro incontro.  

 

Ritornando a domenica, la mia mente era sempre collegata al Clan, dovevo per forza di cose recarmi lì, rendermi conto di presenza. Subito dopo pranzo, mi metto velocemente in macchina e via per la Mareneve, supero tutti i posti di blocco, prima di arrivare al bivio per Piano Provenzana, incontro  un gruppo di studiosi dell’INGV impegnati a monitorare l’attività in corso, ed i forestali presenti in loco per indirizzare i Canadair  allo spegnimento dei numerosi incendi, mi si anticipava lo scenario che mi sarei trovato innanzi da lì a poco. In prossimità del Clan grandi squarci sulla strada tracciano i segni  della notte, con Santo ci organizziamo per spostare i cani, qualcuno lo carico sulla mia auto ed insieme a Nanni li scendiamo giù a Sciara Manica.

Certo quei cani rappresentano la storia dello sledgedog sull’Etna, vi è anche un personale legame che mi riconduce a loro, il nostro piccolo Alex appartiene alla famiglia di Siberian Husky del Clan dei Ragazzi
 

La visione presentata durante i servizi televisivi della sera, descrivono con le immagini le numerose bocche a bottoniera (oltre 15) che si sono aperte sul versante Nord, rendendo tangibile le dimensioni del fenomeno; accorato e concitato l’invito del m.llo Crimi (ripreso dal TG1 della sera) che induce alla celere mobilità per  cercare di salvaguardare il Clan dei Ragazzi.  

 

Lunedì al lavoro, il mio pensiero è sempre a quel bosco che brucia, a quella pineta dalle antichissime origini, la storia ci ricorda che nel 1556 una improvvisa e devastante eruzione, portò all’apertura di una frattura nella pineta Ragabo, dalla quale uscì una notevole quantità di magma, venne distrutto il bosco nonchè l’antico borgo di Linguaglossa. Nel settecento si soffermerà sul bosco anche l’abate benedettino Vito Maria Amico fondatore dell’Orto Botanico di Catania.  

Tornando all’attuale situazione,  il lunedì dopo pranzo in azienda, mi sono recato a Linguaglossa, dove alle 14.30 si doveva insediare il COM presso gli uffici dei Servizi Sociali. Appena ritirato il PASS al Municipio mi avvio in auto in direzione della zona interessata dall’eruzione, lungo il percorso mi sento sorvolare sopra i due Canadair e l’elicottero Russo di Protezione Civile impegnati nell’opera di antincendio. In prossimita’ del Brunek ci incontriamo prima con il neo comadante del soccorso alpino della G.d.F., quindi con l’amico Santo e il comandante della stazione dei CC di Linguaglossa, ci raggiungeranno subito dopo alcuni studiosi dell’INGV, i quali riportano una notizia relativa all’apertura di una bocca a M.te Scavo, dopo gli opportuni riscontri risulterà un’autentica “bufala”.  

Ci addentreremo lungo la pista forestale per raggiungere la c.da Pitarrone, siamo proprio al cospetto di uno dei tre fronti lavici, forse il piu’ avanzato, largo diverse centinaia di metri alto oltre 10-15 m, un profonda tristezza pervade la mia persona, il mio cuore diventa talmente piccolo davanti ad una così grande e devastante forza della natura.

 

 

Credo sia utile al momento conciliare una sinergica attività di Protezione Civile tra le varie forze presenti in loco, per diffondere il bene comune nel giusto equilibrio, augurando che la forza della natura si plachi, affidandoci alla intercessione divina dei nostri Santi Protettori, che ovunque hanno sempre offerto il loro benefico influsso, ne sono devote testimonianze le numerose edicole votive sparse in giro attorno al vulcano, compresa quella di c.da Catena che ricorda il prodigioso intervento del bastone di S. Egidio nel 1923.