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Da alcuni anni è di moda invitare giornalisti ed operatori turistici in Sicilia per offrire loro “educational tours”, cioè la possibilità di sperimentare personalmente itinerari e percorsi prevalentemente culturali, con il chiaro obiettivo di incoraggiare nuovi flussi di visitatori nella nostra isola. Sono meno diffuse, invece, le iniziative che portano all’estero immagini in grado di attirare ed emozionare i probabili visitatori.
Questa iniziativa, opportunamente patrocinata dall’Azienda Autonoma Provinciale di Incremento Turistico (AAPIT) ha fatto conoscere l’Etna con immagini che vanno al di là del contenuto naturalistico e paesaggistico, da cui fuoriescono i colori intensi del tramonto che accarezzano i Pini larici, le iridate incrostazioni create dalle sublimazioni di sali che imperlano i conetti vulcanici di nuova generazione (quasi orifizi naturali che permettono al vulcano di respirare), le nuvole corpose e infuocate che raccolgono la luce riflessa nel cielo blu cobalto, la lava vermiglia che inonda e modella la terra, quella “materia della materia” tanto ricercata ed amata dallo scultore Andrè Bucher che rivestito da uno scafandro di amianto prelevava brandelli infuocati dalle colate per unirli a pezzi di metallo o plexiglass, per farne originali sculture esposte nei più grandi musei dal Giappone agli Stati Uniti. La Tudisco, non a caso, ha affiancato alle immagini etnee quelle altrettanto misteriose degli inquietanti “cerchi sul grano” che ha fotografato recentemente in Inghilterra, ritrovandosi per caso sul set del film “Signs” con Mel Gibson.
Le immagini non convenzionali di Roberta Tudisco sono state esportate con successo a New York ma a quando una sua mostra in Sicilia? |